martedì 27 dicembre 2011

Back in country

Il timido sole decembrino non è sufficiente a scaldare la frizzante aria di questa mattinata invernale. Il terreno a tratti è gelato, nelle anse dei canali il ghiaccio ricopre la superficie dell'acqua con la sua patina traslucida.
Ma il freddo non è mai un ostacolo. Siamo ben coperti, i cavalli con il loro pelo lungo sono a proprio agio, e quindi usciamo sui sentieri per dirigerci alla volta del castello di Agliè. Dopo qualche chilometro di strade bianche il rumore degli zoccoli diventa ovattato: ci siamo immersi nei pascoli della collina morenica.


Qui, a due passi da Torino, sembra di stare in un altro mondo. Le auto diventano solo un ricordo, qualche cascina sparsa qua e là si integra perfettamente con l'ambiente circostante. Le poiane in aria fanno echeggiare di quando in quando il loro richiamo, ogni tanto un gatto guardingo interrompe la sua caccia per osservare il passaggio dei cavalli. Incrociamo qualche amico, anche lui in sella alla ricerca della serenità che il mondo cittadino sempre più strappa dai nostri cuori, e che solo qui, osservando il paesaggio attraverso le orecchie di un cavallo, siamo in grado di riconquistare.


Sull'altopiano incontriamo una mandria al pascolo. Tori, vacche e vitelli ci osservano con distacco. I cavalli sono attenti, ma sanno che oggi non ci saranno angus da marchiare o manzi da prendere al rope.


Non è giorno di gara, di allenamento o di lavoro  La vita scorre piano in mezzo a questi campi. La nebbia che nasconde le radici delle montagne ricorda una malinconia che scalda il cuore.
Il cielo è limpido come la nostra anima quando siamo quassù, in silenzio, ad assaporare la semplicità di una passeggiata in campagna.
Infine rientriamo.
A casa gli amici ci aspettano per pranzare. Ci immergiamo nelle risate, nel calore di un'amicizia vera e di una cucina genuina. Un bicchiere di vino e la polenta calda sono ben graditi dopo qualche ora in sella.
Questi sono i giorni in cui sono più consapevole della mia buona sorte, che mi ha concesso di conoscere questa bellissima gente e soprattutto di condividere il cammino con questi stupendi animali: i cavalli.




martedì 20 dicembre 2011

Natale si avvicina...

Caspita, è davvero tanto che non scrivo sul blog!! Purtroppo il lavoro chiama, nel weekend appena posso scappo a cavallo e non mi va tanto di star davanti al pc.. Però prometto che durante queste feste pubblicherò qualcosina, per il piacere di chi mi segue :) fossero anche solo gli auguri!
A presto!

venerdì 14 ottobre 2011

Rolanda Fall Team Roping Classic


Rolanda Fall Team Roping Classic 


Domenica 16 Ottobre
  • ore 11.00 Pratica
  • ore 12.00 Gara
Rope until you miss!!
Per i vincitori fibbie Mortenson e Pro Dally raps per i migliori novice team

Si ringrazia   John McCarthy  per le wraps







Chiaramente alla Rolanda Quarter Horses !

giovedì 6 ottobre 2011

martedì 13 settembre 2011

Branding time...

E' di nuovo ora, per il branding...



giovedì 25 agosto 2011

Non di solo roping vive l''uomo...


Oggi non vi parlerò di Roping.. nemmeno un po'... anzi non vi parlerò affatto. Mi limiterò a riportare il discorso di un personaggio grande, anche se controverso, che proprio in questi giorni è tornato prepotentemente alla ribalta. Mi riferisco a Steve Jobs, e alle sue dimissioni dalla Apple.
Riporto il testo del suo ormai celebre discorso ai neolaureati della Stanford University.
Credo che possa essere uno spunto di riflessione per tutti, Cowboys compresi!



Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.


La prima storia è sull’unire i puntini.


Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?


E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.


Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.


Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.


Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.


Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.


Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.


La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita


Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.


Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.


Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.


Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.


Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.


La mia terza storia è a proposto della morte


Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.


Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.


Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.


Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.


Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:


Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.


Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.


Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.


Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.


Stay Hungry. Stay Foolish.

lunedì 15 agosto 2011

Ferragosto

Ferragosto, la festa di mezza estate, la festa del raccolto, da passare tra amici, in allegria e serenità.
Beh, io l'ho passata a cavallo, tra amici e in totale serenità!
Le sensazioni che si provano in sella ad un cavallo sono inesprimibili, ma credo che la maggior parte di voi, che leggerete questo blog, sa di cosa parlo.
Quindi non mi dilungherò in descrizioni, che non potrebbero comunque trasmettere appieno la gioia di galoppare sulla sabbia, di addentrarsi tra le ombre profumate del bosco, saltare piccoli fossi e tronchi caduti, inoltrarsi tra i ciottoli levigati dall'acqua, per arrivare infine a rinfrescare le zampe e l'anima nel fiume Orco.
Mi limiterò a condividere con voi alcune foto.











 E per finire, ecco alcuni graditi ospiti del box del mio cavallo...



martedì 9 agosto 2011

Di tutto un po'...

Oggi a cavallo ho fatto davvero di tutto un po'!
Arrivato in scuderia, salutato come ormai di prassi dal nitrito gioioso di Oncepine (aka Tony, aka Jackalop, aka Ugo..), inizio la solita routine: coccole, pulizia e sella...
Ieri ho fatto prendere confidenza al cavallo con l'arco, facendogli sentire lo schiocco della corda, e facendogli con l'arco stesso i grattini sul garrese che gli piacciono tanto!
Il risultato è stato ottimo: oggi quando mi ha visto montare in sella con l'arco e le frecce non ha fatto una piega (lui... gli altri che guardavano erano un po' perplessi!!). Abbiamo usato una rotoballa rovesciata come bersaglio. Alla prima volata ero un po' preoccupato, ma la reazione è stata di interesse per questa nuova cosa. Anzi, quando ci siamo avvicinati al bersaglio (la rotoballa) la malabestia ha dimostrato una particolare attenzione, tanto che ha voluto controllare da vicino l'esito dei tiri. Addirittura, per controllare che tutto fosse regolare, ha deciso di assaggiare un pezzo del bersaglio (!).
E' stata strana la sensazione di riprendere in mano, dopo anni, l'arco Kassai! E comunque riuscire a tirare galoppando è stata la realizzazione di un sogno che, durante il corso con Poletti nel lontano 2003, sembrava  assolutamente irraggiungibile!
Dopo essermi sfogato con un bel numero di tiri, deciso a migliorare nei prossimi giorni, ho lasciato un attimo il cavallo per aiutare Giuliano a disimballare la nuova HotHeels. Manca ormai poco: la Chute della Priefert è arrivata, resta solo da montarla e saremo pronti per fare Team Roping ai massimi livelli.
Finito di disimballare la HotHeels, comunque, rimontiamo in sella per una lunga passeggiata sulle sponde dell'Orco.
Il paesaggio è splendido, lontani dal caos e dal frastuono della città, i cavalli che procedono tranquilli in un mare di erba, alta fino alle ginocchia, che ondeggia dolcemente nella tenue brezza che ci rinfresca in questa calda giornata di Agosto.
Questa sì che è vita: un gruppetto di cavalieri che si inoltra silenzioso nei boschi, un tutt'uno con i propri cavalli, rapiti dal fascino della natura e attenti a godere di ogni attimo della relazione con questi magnifici animali.
A presto!




domenica 31 luglio 2011

Passeggiate...

Dopo un po' di assenza dovuta a impegni lavorativi torno a raccontarvi le mie giornate "equine"!

Oggi finalmente, dopo tanto tempo, sono uscito in passeggiata sul torrente Orco
Oncepine è stato perfetto.
Equilibrato, tranquillo, coraggioso, attento, col passo sicuro. Insomma, migliora sempre più!

E' ancora un po' "inbrancato", ha paura che gli altri cavalli lo lascino solo... forse è così per qualche problema avuto da piccolo.. ma conto, con l'aiuto di chi è più esperto di me, di riuscire a fargli vincere questo timore.

Nota: per l'ennesima volta il mio cavallo ed io ci siamo spostati. Dove stavo prima (la Rolanda QH) mi trovavo molto bene, devo dire che era un maneggio perfetto sotto tutti i punti di vista, e lo consiglio assolutamente a tutti!
Ho cambiato per una scelta completamente diversa: il posto dove stiamo ora non è un maneggio, ma in pratica è una famiglia, dove tutti fanno roping. Pochi posti per i cavalli, tranquillità, condivisione di interessi e di passioni. Insomma, ci stiamo bene!
Ora vi auguro una buona notte e vado a riposare.. non sono ancora in ferie, quindi domani si lavora!
Ciao!

sabato 9 luglio 2011

In memory of...

E' mancato, stroncato da un infarto a soli 45 anni, George McAnthony, uno dei più famosi cantanti country italiani.
Voglio ricordarlo con questa sua canzone, Weekend Cowboy.

venerdì 8 luglio 2011

Una nuova selleria online...


Fateci un giro, hanno appena aperto ma hanno roba interessante, e cresceranno!


http://www.diamondsaddlery.it/



venerdì 1 luglio 2011

Branding 2011: ci siamo!

Alcune persone mi chiedono come mai io faccia tanti chilometri per andare a fare un lavoro, senza essere pagato, a impolverarmi sotto il sole cocente, immerso per due giorni tra vitelli, cavalli, con il fumo acre del branding che ti scende nei polmoni, per poi dormire in una tenda, nel silenzio, sotto il cielo stellato, in mezzo ad amici collaudati, ai loro cani e con i cavalli che dormono nei paddock lì accanto.
Beh, se queste persone non capiscono il perché di tutto ciò, nessuno potrà mai spiegarglielo.
Per tutti gli altri... stasera si parte per il branding 2011!

domenica 12 giugno 2011

Three Man Doctoring 4 Giugno 2011: le foto!

Ecco che finalmente trovo il tempo di scrivere il resoconto di questa splendida gara e pubblicare un po' di foto!
Che giornata!!! Aveva piovuto fino alla sera prima, e il campo era pesantissimo. Il timore era che piovesse anche il giorno della gara: l'avremmo fatta lo stesso, ma sicuramente sarebbe stata meno divertente.
Invece il tempo è stato generoso con noi, ed a tratti è addirittura uscito un pallido sole.
Hanno partecipato alla gara 20 cowboys, su 16 cavalli (pardon: 15 cavalli e una mula!).
Alle 10.30, puntuali, tutti pronti per il primo go. I team si susseguono a ritmo serrato. Il terreno è fangoso ma il fondo è solido e i nostri cavalli, dopo le prime incertezze, familiarizzano e il loro passo si fa sicuro.
Il lavoro da svolgere, sulla carta, è semplice: entrare in mandria, tagliare il vitello assegnato, portarlo nel branding side e lì ropparlo testa e piedi. Poi il terzo uomo scende, libera la testa per legare gli anteriori, si accerta che entrambi i posteriori siano legati, e poi rimonta in sella, fermando il tempo. Il tutto sotto l'occhio attento del giudice (Jason Buckingham) il cui compito, oltre a segnalare la fine del tempo e la validità del go, è anche quello di accertarsi che tutto si svolga nel massimo rispetto di mandria e cavalli.
La parte di taglio e quella di roping sono relativamente semplici, in quanto tutti i partecipanti sono preparati e le prese si susseguono rapide. A terra, il lavoro cambia! I vitelli sono molto pesanti, e quando si piantano nel fango smuoverli è un'impresa!
Ma i nostri cowboy non demordono: tanto i giovanissimi che quelli di grande esperienza danno prova di tecnica e determinazione. Tutti insieme. Uniti da questa passione.
Ho avuto modo di partecipare a gare di molte discipline western, con le loro invidie e il loro agonismo troppo spinto. Qui era diverso. C'era competitività, certo, ma c'era soprattutto la sensazione, forte, di essere lì tutti insieme per fare qualcosa di bello, che ci appassiona!
Non c'era la suddivisione in categorie. Non c'erano i novice e gli avanzati. Si era tutti insieme. In una gara come questa ci si mette alla prova, con se se stessi e con gli altri. Non ci sono "se" o "ma". Il cronometro decide, ed è un arbitro imparziale: non c'è spazio per le chiacchiere. Ora lascerò che siano le foto a parlare per me. (ps cliccate sulle foto per ingrandirle)

Tutte le foto di questo articolo sono del fotografo Pierpaolo Veroni.





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La postazione di speakeraggio

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Uno dei morsi aggiudicatisi dai primi classificati
I premi!


Premio "Top Hand" meritatissimo da Willy: la monta dello stallone
AC MASTER MY KING messa in palio da Wizard Ranch

Ancora il Top Hand


Premio speciale "Wrangler" per il  grande Manuel:
premio messo in palio da Wizard Saddlery



Spring Challenge Champions
premi  messi in palio da noi (i morsi) e da Wizard Saddlery (le testiere)


La gioia della vittoria


Team 2° Classificato
premi  messi in palio da Wizard Saddlery (i mecate) e da Serafino Repetti (i sottosella)
Team 3° Classificato
premi  messi in palio da King Ropes
Premio "Best Shot": vince Giacomo ma ritira in sua vece Enrico
premio  messo in palio da America Warehouse

Team 4° classificato
premi  messi in palio da Tacchino


Un ringraziamento particolare agli sponsor, tutti: grazie a voi abbiamo potuto realizzare questa gara
Nel dettaglio:
Davide Gobbato, con Wizard Saddlery e Wizard Ranch
Giannitti Domenico Assemblaggi
Clayland Ranch
King Ropes
Giovanardi's Garage
Tacchino
Serafino Repetti
American Warehouse
Out West Saddlery
Speed Roping
ETRC
Paolo Parisi

e inoltre grazie a:

Jason Buckingham: con la sua autorevolezza e riconosciuta competenza nel campo è stato un giudice perfetto
Mike Crouch: per la sua amichevole partecipazione e il supporto nell'organizzazione
Enrico Bertozzi: per gli ottimi consigli e per la fiducia dimostrataci
GB Lavezzi: padrone di casa eccellente, ci ha fatto sentire a casa nostra
Erika: per lo speakeraggio impeccabile
Jessica, Alessia e Alessandra per il fondamentale supporto durante la gara
Manuel: indispensabile alla stripping chute

e ancora un sentito grazie a tutti i concorrenti, al pubblico, alla Croce Rossa e a quanti ci hanno seguito e supportato.
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